Era da un po’ che volevo scrivere questo post e Giulia mi ha dato l’occasione per farlo diventare un post del giovedì chiedendomi: “Ma se non vai da Zara e H&M (per citarne solo un paio), dove compri da vestire se vuoi spendere poco?”. Per rispondere alla sua domanda, ho voluto scrivere un post in cui vi parlo del mio primo anno in cui ho vissuto quasi totalmente senza fast fashion. Mettetevi comode… sarà un racconto lungo!

Moda sostenibile: come vivere senza fast fashion
Fonte Pinterest da 

Premessa

Quando, un anno fa circa, ho scoperto le dinamiche che sottostavano al sistema moda, dopo aver visto il docufilm The true cost ed essermi informata e documentata meglio, mi sono ripromessa che non avrei più contribuito a togliere a mamme come me la possibilità di crescere i loro figli in modo dignitoso solo per poter comprare una t-shirt a  €4,99. E’ stata una presa di posizione molto netta, dall’oggi al domani: se non sai, non sai, ma se sai non puoi non comportarti di conseguenza o fingere di ignorare. E’ stata una sfida con me stessa, con un’Angela che ad ogni passeggiata in un centro commerciale usciva regolarmente dall’H&M di turno con una cavolata, spesso per le mie bimbe, quasi sempre non indispensabile. Bene: nell’ultimo anno non ho più messo piede in un negozio fast fashion, a parte in pochi casi molto specifici che vi racconterò. E’ possibile, ed ho speso molto meno di quello che potete pensare. Come ho fatto? Ecco qui.

Moda sostenibile: come vivere senza fast fashion
Photo by Alexandra Gorn on Unsplash

Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: cambiare mentalità

La prima cosa su cui ho dovuto lavorare è stato il mio approccio agli acquisti. Non volendo più comprare nelle catene, la domanda che mi facevo sempre era: “Mi serve veramente quello che sto per comprare?”. Credetemi se vi dico che il 99% delle volte la risposta era no. In questo anno ho comprato poco per me, pochissimo… perché avevo una valanga di roba nell’armadio da usare e da godermi! L’acquisto migliore è stato un cappotto preso in un negozio di Padova, in super saldo. Un made in Italy di qualità, con un taglio che cercavo da tanto. L’unico acquisto di un capo nuovo che ho davvero desiderato fare: e non sapete come me lo sono gustato!

cappotto e sangallo
Fonte Pinterest da 

Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: il mondo del second hand

Qui arrivo ad un punto importante: cominciando ad interessarmi alla moda sostenibile mi sono avvicinata a realtà che prima ignoravo completamente. Realtà che, se anni fa mi avessero detto che sarebbero state un’opzione per me, non ci avrei mai creduto. Una tra queste è il second hand. Non arricciate il naso: second hand non vuol dire affatto brutto, vecchio o sporco e me ne sono accorta in prima persona. 

Micolet

Realtà come Micolet, ad esempio: Micolet mette in vendita interi guardaroba, spesso anche di influencers. E’ stato così che li ho conosciuti: mi hanno permesso di spedire loro il mio guardaroba (un servizio che non è ancora disponibile per il mercato italiano, ma speriamo che arrivi presto!), perchè possa essere acquistato a prezzi veramente bassissimi. E posso assicurarvi che i capi che ho dato a Micolet sono tutti in perfette condizioni: dalle ballerine di Alexander McQueen, alle francesine di Antonio Marras, alla gonna di Miu Miu che non mettevo da anni perché mi era troppo grande e non si poteva stringere. Vi lascio qui il link al mio guardaroba, che verrà presto rimpinguato con una bella selezione invernale che ho appena spedito. Capi perfetti, ma che non mi rappresentano più e che occupavano inutilmente spazio nel mio armadio adesso sono disponibili per essere indossati, finalmente, da qualcun altro!

Moda sostenibile: come vivere senza fast fashion
Photo by Tamara Bellis on Unsplash

Armadio Verde 

Se siete iscritte alla newsletter vi ricorderete di loro: sono stati il mio salvavita per gli acquisti per le mie figlie. Il problema principale, infatti, dal momento che io non avevo bisogno di molto, è stato come fare per vestire Amelia, la mia bambina di 7 anni (Anita, che ha un anno e mezzo, usa il guardaroba della sorella). Armadio Verde è stato la soluzione. Ho dato via i capi troppo piccoli di Anita (ovviamente tutti perfetti e puliti, altrimenti non li vogliono) e ho ottenuto un credito in stelline che ho utilizzato per acquistare capi per Amelia con un’aggiunta di pochi euro (per pochi intendo davvero pochi: 4, 6, massimo 10€: neanche ai saldi del mercato!). Vi linko qui la mia newsletter in cui ho parlato di loro, con il dettaglio della loro attività e dei miei acquisti, così potete farvi un’idea.

pieds de poule
Io con il mio abitino acquistato a €6 su Armadio Verde

Le amiche

Ho la fortuna di avere una cara amica, Sarah, che ha una figlia di un paio d’anni più vecchia di Amelia: ad ogni cambio stagione mi passa borsoni di roba che Amelia è ben lieta di ricevere. La cosa migliore in tutto questo è che sono felice di stare crescendo Amelia un po’ come si faceva quando ero piccola io: era normale ricevere (e donare) i capi smessi da membri della famiglia o amici. Adesso spesso viene considerato disdicevole o comunque una cosa che… meh! E invece no, perché realtà come Micolet o Armadio Verde o l’amica che ti passa i vestiti sono un modo come un altro per realizzare un guardaroba a costi veramente irrisori con capi come nuovi, se nn addirittura nuovi con tanto di cartellino. 

Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: rinnovare e aggiustare

Per mia fortuna, ho avuto la possibilità, nel tempo, di acquistare capi e accessori (le scarpe in particolare), di buona qualità e che mi sono durati nel tempo. Alcuni di loro però avrebbero potuto durare ancora di più… se messi in buone mani. E’ così che ho provato il servizio di Sciuscià, a Padova, che rimette completamente a nuovo scarpe, borse, giacche… tutto quello che avete in pelle. Hanno le mani d’oro! E se non siete di Padova, hanno un servizio di corrieri per ritirare e riconsegnarvi i vostri capi. Invece di spendere soldi per scarpe nuove, ho fatto sistemare quelle vecchie: risultato? Ho risparmiato e ho aiutato l’ambiente, oltre al fatto che mi sono tenuta scarpe e borse a cui tengo e che mi sono sempre piaciute un sacco.

Moda sostenibile: come vivere senza fast fashion
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Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: il vintage

In molte probabilmente saranno già delle affezionate della materia. Io mi ci sono appassionata recentemente, rendendomi conto che avevo moltissimi capi vintage a casa: quelli di mia madre! Oltre a realtà che già conoscevo, come Angelo Vintage, ne ho scoperte altre e mi sono divertita a guardare mercatini e affini: un paio di occhiali, una spilla, una pochette… possono dare un tocco unico a tutto il look, perché li abbiamo solo noi.

vintage
Una foto dello stand di A.n.g.e.l.o. Vintage presso il Future Vintage Festival di Padova

Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: e quello che proprio si deve acquistare nuovo?

In quest’anno mi sono letteralmente fatta una cultura in merito a processi di produzione, tessuti e filati e ho scoperto tantissime realtà piccole e interessanti, che lavorano bene e rispettando l’ambiente e i lavoratori. Negozi fisici o on line, in cui ci sono persone che si impegnano costantemente per trovare soluzioni sostenibili e durevoli e per proporre capi belli e di gusto. Ho acquistato meno e meglio, preferendo sempre il made in Italy. Molte di loro le trovate nella sezione sostenibilità qui sul blog o sulle mie stories in evidenza su Instagram. E’ vero, mediamente costano di più… ma io ho comprato molto molto meno, quindi posso permettermi di spendere qualcosa in più per capi belli perché so che mi dureranno nel tempo!

Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: quindi, cos’ho acquistato nel fast fashion?

Credetemi, davvero poco e tutto per Amelia: il set da piscina per il corso di nuoto e le scarpette da ritmica che Amelia usa a ginnastica (entrambe cose che servivano per la scuola, prese da Decathlon), due golfini e un paio di camicette da Prénatal (non ho trovato nulla della taglia che mi serviva su Armadio Verde), un paio di sneakers per me. Per il resto basta, giuro: il resto o era second hand oppure era acquistato in negozi made in Italy. 

Moda sostenibile: come vivere senza fast fashion
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Moda sostenibile, come vivere senza fast fashion: perché questo post?

Perché ho voluto fare la prova su me stessa per vedere se davvero il mondo del fast fashion mi aveva così profondamente condizionato, al punto da non riuscire a farne a meno. Beh, la risposta è stata no. Mi ci è voluto tempo, un bel po’ di impegno (soprattutto quando il fast fashion è l a portata di mouse… e io sono una che acquista moltissimo on line) e tanta pazienza. In tutto questo percorso ho condiviso con voi le mie scoperte ed è stato un anno stimolante e che mi ha arricchito tantissimo.

Quindi, la mia risposta è sì: è possibile fare a meno del fast fashion, è possibile acquistare in modo più ragionato, sia per noi che per i nostri figli, con il doppio vantaggio di educare la nuova generazione ad un approccio diverso alla moda: quello che avevamo noi da bambini e che con l’avvento del fast fashion è andato perso. 

Cosa ne pensate? Qual è il vostro approccio nei confronti della moda?