Per il post dedicato alla sostenibilità di questa settimana rispondo a Francesca, che mi chiede di darle un’opinione critica su come le grandi case di moda affrontano la sostenibilità. Dal mio punto di vista, vi dirò come la penso: il lusso e la moda sostenibile possano andare effettivamente d’accordo?

Lusso e moda sostenibile
Fonte Pinterest da

Premessa

Sapete che non sono una giornalista di Report o delle Iene, entrambe trasmissioni che seguo e stimo, ma sono una donna come voi, una mamma con un lavoro e tempo sempre molto risicato. Quello che scriverò in questo post quindi si basa sulla mia esperienza, sulle mie conoscenze e sulle informazioni che sono riuscita a reperire con i miei mezzi (che naturalmente non sono mezzi da combattimento). Chiunque avesse altre notizie o volesse aggiungere la sua opinione su questo tema è il benvenuto nei commenti.

Lusso e moda sostenibile
Fonte Pinterest da

Lusso e moda sostenibile: la situazione ad oggi

Diciamolo: la sostenibilità ormai è diventata un business. Tutti la sbandierano a destra e a manca, ma non tutti ce l’hanno davvero nel DNA aziendale, anzi. Perché un’azienda sia davvero sostenibile, deve nascere sostenibile, ossia deve mettere in pratica una serie di azioni che, se vengono attuate fin da subito, sono più facili da gestire, se invece vengono cambiate in corso d’opera diventa molto più complicato, soprattutto se parliamo di aziende enormi.

Detto questo, di maison di alta moda e lusso che sono sempre state attente alla sostenibilità anche prima che diventasse una moda, ce ne sono (e normalmente sono quelle che lo sbandierano meno). Un distinzione importante da fare è se le aziende in questione sono produttrici o si avvalgono di fornitori terzi. Se sono direttamente produttrici, quindi le fabbriche sono di proprietà, il tracciamento e il controllo sono molto più semplici e dettagliati. Tra queste si distingue il gruppo Kering, di cui fanno parte marchi come Gucci e Saint Laurent, che ha una politica molto attenta sia alla sostenibilità che all’eticità della produzione. Oltre al gruppo Kering, c’è anche la nota Stella McCartney, che ha fatto della sostenibilità il suo cavallo di battaglia.

Gucci Runway
Dalla sfilata Gucci PE 2020 – Fonte Pinterest da

Lusso e moda sostenibile: qualcosa sta cambiando

Altri marchi, come ad esempio Tommy Hilfiger, si stanno muovendo in modo massiccio verso una maggiore sostenibilità ed eticità: eseguono audit su aziende partner e subfornitori e chiedono costantemente innovazioni, anche di carattere tecnico, con impatto ambientale il più ridotto possibile. Qualcosa sta cambiando quindi, ma, anche se (o forse proprio perché) queste aziende sono molto grandi, i cambiamenti non possono certo essere radicali e da un giorno all’altro. E’ molto più complicato far virare un transatlantico che un motoscafo, no?

Tommy Hilfiger
Fonte Pinterest da

Attenzione però ad una cosa: non fatevi attirare dagli specchietti per le allodole. Il fatto che un mega brand (che sia del mondo del lusso o di quello del fast fashion poco cambia) si pregi di aver introdotto UNA capsule sostenibile, non ha molto peso sul totale (anzi, nel fast fashion la cosa è ancora più tragica, perché stiamo parlando di aziende che sfornano decine di collezioni all’anno: UNA collezione sostenibile è un passo avanti, ma è molto piccolo). In più non dimenticate che eticità e sostenibilità sono due cose diverse: puoi anche realizzare le giacche di una delle collezioni con poliestere ricavato dalle bottiglie PET, ma non per questo sei un brand sostenibile, soprattutto se le fai cucire in Bangladesh da donne sottopagate.

Lusso e moda sostenibile
Fonte Pinterest da

Lusso e moda sostenibile: fate comunque sempre attenzione

Ho visto di persona le fabbriche che confezionano calzature di lusso per grandi maison di moda, perché sono qui dalle mie parti, sulla Riviera del Brenta. Ci sono entrata, le ho viste con i miei occhi (e ho raccolto con cura le bavette… aveste visto che spettacolo!). Così come ho visto la produzione di occhiali di lusso, perché li realizzava Safilo, azienda per cui ho lavorato (sono stata in fabbrica diverse volte, sia a Santa Maria di Sala che a Longarone). Quindi, il made in Italy quello vero esiste, ma non è purtroppo sempre così.

Lusso e moda sostenibile
Fonte Pinterest

Lasciando perdere la contraffazione, pratica becera che purtroppo sembra dilagare, un normale consumatore può spesso cadere dalle nuvole quando si trova davanti a scandali come quello portato alla luce dal New York Times che hanno coinvolto grandi firme che si sono ritrovate a dover fare i conti con subfornitori che letteralmente schiavizzavano la manodopera. E non parliamo del Bangladesh, ma dell’Italia. Ho lavorato in un ufficio stampa: vi posso assicurare che non avrei voluto trovarmi in quello di questi brand in situazioni come queste, neanche per tutto l’oro del mondo.

Lusso e moda sostenibile
Fonte Pinterest da

Lusso e moda sostenibile: come la penso 

Sapete che amo le belle scarpe e potrei fare follie per acquistare una Kelly di Hermès. Mi piacciono le cose belle, come a tantissime di noi… ma. C’è un ma. Un conto è un accessorio, una borsa che passerai alle figlie e alle nipoti, un conto è il guardaroba o il capo moda del momento. Al di là di una mera questione economica (pur non da poco), io non ritengo che siano acquisti necessari. Un capo di ottima fattura può essere realizzato anche a livello sartoriale, senza necessariamente avere un marchio di lusso dietro. Parlo di camicie, pantaloni con un bel taglio, cappotti, abiti. Nel mondo della moda etica e sostenibile, ci sono molti marchi piccoli che sono in grado di dirvi esattamente tutti gli step della loro produzione, dal filato al confezionamento.

Lusso e moda sostenibile
Fonte Pinterest da
Quindi, in sintesi, il mio pensiero è una domanda, che rivolgo a voi: tutto questo lusso, è davvero necessario?