Pelle, ecopelle, similpelle, pelle rigenerata: sono sostenibili?

Pelle, ecopelle, similpelle, pelle rigenerata: sono sostenibili?

Pelle, ecopelle, pelle rigenerata (che nemmeno sapevo che esistesse), similpelle: sul mercato è presente ciascuno di questi materiali e ognuno di loro si realizza in modo diverso, con sistemi che impattano più o meno sull’ambiente e che sono quindi più o meno sostenibili. Per scrivere questo post mi sono documentata spulciando attentamente la rete e chiedendo direttamente alle aziende. Ho scoperto delle cose veramente interessanti che vi riassumo in questo post.

Pelle, ecopelle, similpelle, pelle rigenerata: sono sostenibili?

Fonte Instagram

Pelle: è davvero sostenibile?

Dunque: il discorso è più complesso di quello che sembra. La pelle, per essere conciata, necessita di procedure tutt’altro che amiche dell’ambiente: grandi quantità di acqua, sostanze chimiche pericolose  come il cromo e via discorrendo. Per questo motivo, si è cercato, negli anni di regolamentare via via i processi di concia. Per capirci qualcosa, ho chiesto direttamente ad una delle aziende leader mondiali nel settore conciario, la Nuti Ivo Group, che produce per alcuni dei più importanti marchi di alta moda e lusso. Per inciso, la quasi totalità della pelle conciata, anche in Italia, è conciata con l’uso del cromo. La differenza in termini di impatto ambientale viene fatta dal tipo di tecnologie che vengono utilizzate nelle fabbriche. Esistono delle certificazioni che le aziende conciarie devono avere per essere a norma. Eccole di seguito, direttamente dal sito di Nuti Ivo Group:

  • l’UNI EN ISO 14001, Sistemi di Gestione Ambientale, la certificazione che documenta la capacità di un’industria conciaria di limitare l’impatto ambientale della propria attività;

  • l’EPD, Environmental Product Declaration , ovvero Dichiarazione Ambientale di Prodotto, la certificazione che fornisce una chiara e trasparente descrizione del prodotto conciario per quel che concerne il suo impatto sull’ambiente;

  • il codice di responsabilità  sociale UNIC, l’Unione Nazionale Industria Conciaria, ovvero l’associazione di categoria delle concerie italiane. Nel codice sono stabilite le responsabilità sociali, ambientali, di etica commerciale e nei confronti dei lavoratori che l’azienda in questione rispetta.

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    Photo by Dương Trần Quốc on Unsplash

ecopelle: un passo verso la sostenibilità

Visto quello che abbiamo appena letto, passiamo all’ecopelle. Adesso magari vi sconvolgerò, ma l’ecopelle non è affatto pelle che non deriva dagli animali. L’ecopelle è pelle animale che viene conciata in modo sostenibile, quindi con criteri che rispettino l’ambiente, senza l’uso di sostanze tossiche e con riciclo di materiali di scarto e impianti di depurazione delle acque nelle fabbriche. Quindi, mi spiace per i vegani, ma l’ecopelle è pelle per la cui realizzazione sono stati utilizzati animali. Quindi qual è la distinzione tra pelle ed ecopelle? Possiamo dire che tutta la pelle che è stata conciata in Italia è ecopelle, dove, come abbiamo detto, per ecopelle si intende pelle conciata in modo non impattante sull”ambiente.

l’importanza della tecnologia

Come mi ha spiegato con grande competenza Nuti Ivo Group, l’Italia ha una legislazione molto severa e stringente per quanto riguarda la concia dei pellami, che prevede regole ferree sia per il trattamento delle pelli, sia per la salvaguardia della salute degli operai. In Italia, il più grande distretto conciario è a Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa, che, per depurare le sole acque di concia è provvista del depuratore più grande d’Europa: pensate che basterebbe per depurare l’intera città di New York!  Inoltre, la concia delle pelli può essere realizzata con materiali di origine vegetale, oppure con sistemi innovativi, come il NWL, che concia la pelle senza l’uso del cromo, pur mantenendo le caratteristiche di resistenza e morbidezza che hanno i pellami conciati con il cromo.

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qual è allora la discriminante?

Qual è quindi la discriminante? Come per altri materiali, la provenienza: i pellami che vengono da paesi come Cina, Bangladesh o India che non hanno legislazioni rigide come quella italiana (che è una delle più severe d’Europa), vengono conciati con largo impiego di acqua, che poi viene scaricata nei fiumi o in mare insieme ai metalli pesanti che contiene. Va da sè che una pelle che viene conciata in aziende dotate di tutte le tecnologie più all’avanguardia costerà mediamente di più rispetto alla pelle di importazione, ma resisterà anche di più nel tempo. Per fare un esempio pratico, le borse realizzate in pelle di qualità, non si consumano sugli angoli e sui manici. Fateci caso se ne avete a casa.

Altro dettaglio non trascurabile in termini di sostenibilità: la pelle (o l’ecopelle, se preferite) è biodegradabile. Non appena la si mette sottoterra, comincia il processo di decomposizione. 

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Fonte Pinterest da Instagram

pelle rigenerata: la nuova frontiera della pelle

Qualche settimana fa ho scritto un lungo post dedicato ai materiali rigenerati, tessuti che mi hanno letteralmente aperto un mondo. Bene, cercando su internet ho scoperto l’esistenza anche della pelle rigenerata. Attenzione: per rigenerato non si intende che la pelle vecchia o rovinata è stata rinnovata o rimessa a nuovo. Si tratta di un composto artificiale derivante dal pellame, in genere scarti di lavorazione, che vengono “sbriciolati”, trattati in modo meccanico o chimico, pressati in fogli e poi tagliati. Anche qui, la materia prima è comunque pelle di origine animale almeno per il 50% del suo peso e, per essere a norma di legge, deve essere trattata in modo rispettoso dell’ambiente.

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similpelle: sostenibile? Dipende

Ecco, qui arriva la doccia fredda: in linea di massima, la similpelle non è altro che… plastica. Niente di più, niente di meno. Magari può essere riciclata, ma non è altro che un derivato del petrolio. Quindi, a meno che non sia un polimero riciclato, di sostenibile ha proprio pochino. Anche qui comunque ce ne sono di migliore e peggiore qualità, così come per tutte le fibre sintetiche (vedi ad esempio il nylon o il poliestere).

Ho chiesto lumi a chi per il suo lavoro utilizza fibre sostenibili:  Bella Storia Vegan Shoes. Loro, ad esempio, producono calzature in similpelle che deriva dal riciclo delle bottigliette di plastica PET, oltre che com scampoli di tessuto o addirittura riutilizzando airbag e cinture di sicurezza. Inoltre, grazie a loro ho scoperto che esistono tessuti in similpelle che derivano perfino da ananas o mela (apple leather e Piñatex). Altre aziende ancora, come la SISA, producono poliuretani eco-sostenibili spalmati con derivati da materie prime vegetali o comunque a basso impatto ambientale, inferiore anche al processo di concia dell’ecopelle. Quindi, per i vegani all’ascolto, l’alternativa esiste!

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Ecco qui! Io sinceramente non sapevo nemmeno che esistesse la pelle rigenerata, è stata una scoperta… Voi sapevate già tutte queste cose?

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11 pensieri su “Pelle, ecopelle, similpelle, pelle rigenerata: sono sostenibili?

  1. claudiag ha detto:

    Abito in Toscana, non tanto distante da Santa Croce sull’Arno, ho lavorato per molti anni nel settore mda, ma non sapevo assolutamente che l’eco-pelle fosse pelle animale trattata in un certo modo !
    Questo articolo è veramente illuminante per molti versi. Mi resta però un dubbio: se l’ecopelle si distingue dalla pelle solo per il tipo di lavorazione, come mai di solito costa molto meno e sembra più “finta” (penso a borse e giubbotti…)? magari è soltanto perchè quella che viene chiamata comunemente ecopelle, in realtà è similpelle ?

  2. Anna ha detto:

    Ho sempre pensato che i manufatti in pelle comunque fossero migliori (morbidezza, durabilità, aspetto) rispetto all’ecopelle (che anch’io credevo fosse derivata dalle plastiche confondendola con la similpelle) li paghi di più ma non si disfano in una stagione…adesso mi chiedo se l’impatto di produzione sull’ambiente sia migliore per una similpelle che ricicla scarti di plastiche piuttosto che per la pelle vera e propria con cui bisogna sversare tanto cromo nell’ambiente…..Mi sorge una domanda: pelle rigenerata 🤔🤔🤔🤔….si tratta di riciclo anche in questo caso visto che sminuzzano scarti di pellame? E se si, come si fa a riciclare un capo in pelle che ormai ha fatto il suo tempo e si è disfato…dove si conferisce affinchè sia materia per manufatti in pelle rigenerata?😊 thanks!

    • Angela Inferrera ha detto:

      Ciao Anna, se la pelle viene conciata in modo ecologico, il cromo non finisce nell’ambiente: motivo per cui le aziende in regola si dotano di impianti importanti di depurazione, cosa che in paesi con normative meno severe di quella italiana non avviene. La pelle rigenerata è una forma di riciclo, sì, che utilizza gli scarti del pellame delle aziende sminuzzandoli con metodi meccanici e chimici. Ho risposto alla tua domanda? Se vuoi saperne di più, mi informo!

  3. Laura ha detto:

    Penso che il made in Italy si esprima ora solo nella realizzazione di pregiati manufatti in pelle ( scarpe e borse). In questo settore non abbiamo rivali.
    Puoi indossare un vestito semplice semplice, ma basta un bel paio di scarpe ed una borsa x “alzare” il tono e renderlo chic ed elegante.
    Il tessile lo abbiamo perso ( la manodopera estera oltre ad essere sottopagata non è altamente specializzata come lo era un tempo quella italiana).
    Mia zia lavorava in una fabbrica ( chiusa da tempo) e ha conservato certi cappotti che sono un amore: stoffa pregiata, rifinuture e cuciture perfette, tagli sartoriali). Mi ha regalato uno di questi meravigliosi soprabiti e quando lo indosso mi sento una regina. Avrà più di 50 anni, ma è più bello di un cappotto nuovo made in China ( tagliato e cucito male, plasticaccia, non stoffa! Che sembra già vecchio e non bello

    • Angela Inferrera ha detto:

      Cara Laura, grazie mille per questo tuo commento che condivido al 100%. Io stessa ho capi che erano di mia madre e che sono dei veri gioielli. Adesso è veramente difficile trovare una qualità del genere senza spendere cifre molto alte.

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